| | | | | | Ciao! Questa è Detto tra noi, la newsletter di Valore D in cui ci diciamo le cose come stanno, ma anche come potrebbero andare. Ogni mese, un appuntamento tematico per riflettere e trovare ispirazione su temi rilevanti per le organizzazioni e le persone.
L'episodio che leggi è il numero 7. Se la newsletter ti è stata inoltrata, iscriviti qui.
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COSA C'ENTRANO LE APP DI DATING CON IL FEMMINISMO? | | In questo numero: - partiamo da un esperimento inconsapevole e insolito per parlare di parità di genere (la Giornata Internazionale della Donna è trascorsa da poco) e del perché ribadire l’importanza di un’uguaglianza sostanziale dei diritti non equivalga a fare polemica;
- e come sempre i nostri consigli per approfondire il tema.
Buona lettura! | | | | | |
Un’amica di questa newsletter ha fatto, inconsapevolmente, un esperimento curioso su una app di dating, una di quelle che ti chiedono di completare alcune frasi per raccontarti a chi scorrerà il tuo profilo. Nel compilare diverse frasi di presentazione, alla voce “Mi vanterò di te con gli amici se…” lei ha risposto: “…se sei femminista. È difficile, lo so, ma sono fiduciosa.” Risultato? Una pioggia inaspettata di messaggi di risposta a quella frase. Tanti ragazzi “attivati” da quella parola: femminista. C’è chi è partito con le precisazioni tecniche (“dipende da come lo definisci”), chi ha tentato la via diplomatica (“sono per la parità ma femminista no”), chi ha mostrato un certo disagio mascherato da ironia (“caspita, pretenziosa!”, “eri perfetta fino a qui”), e chi ha confuso il femminismo con una specie di matriarcato autoritario (“per femminismo intendi che le ragazze/donne comandano?”) o come un movimento contro gli uomini (“se si intende il femminismo del passato sì, questo dove si odiano gli uomini no”). Tra i commenti anche frasi che nascondono sessismo benevolo – quello travestito da galanteria per intenderci – (“le donne non si toccano nemmeno con un fiore e sono un gradino sopra agli uomini”), e altre che esprimono un dubbio identitario: “un uomo femminista non è un controsenso per sua stessa natura?”. L’amica in questione, il cui intento non era effettuare un esperimento sociale, ma semplicemente raccontarsi in maniera autentica su una app di dating, di fronte alla reazione scaturita dalla sua frase ha però deciso di non lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione che le si presentava e si è ritrovata a fare conversazioni sul femminismo e sulla parità di genere con un pubblico quantomeno inaspettato. | |
Trasformare il rumore in comprensione
Cosa ci racconta questo esperimento inatteso? Che sovente basta la semplice parola “femminismo”, o parlare di disparità di genere per accendere immediatamente un dibattito. Ed è proprio qui che sta il nodo della questione. Quando una donna riporta il punto sulle disparità di genere esistenti, questo genera molte reazioni, facendo spesso scattare la contro-narrazione del “state esagerando”, “donne e uomini hanno gli stessi diritti”, “la parità c’è già”. Ne sono esempi recenti i dibattiti che hanno avuto luogo sui giornali e sui social in occasione di un evento dalla grande attenzione mediatica come Sanremo. Evento in cui, ogni volta che è stata denunciata una discriminazione – dalla scarsa presenza di artiste in gara a Sanremo, alle rappresentazioni stereotipate, alla romanticizzazione della gelosia nei confronti della propria moglie – queste rivendicazioni sono state bollate come “eccessive”. Ciò purtroppo mostra quanto il sessismo sia ancora normalizzato e quanto la parità continui ad essere percepita come una minaccia, al punto che parlare di diritti delle donne viene ancora troppo spesso liquidato come ‘fare polemica’. | | | |
Scena tratta dal film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi che raffigura la protagonista in mezzo a una folla di donne come lei, che ha appena votato per la prima volta nella storia italiana. | |
Però l’esperimento ci racconta anche un’altra cosa. Quando un contenuto suscita reazioni forti spesso la prima tentazione è leggerli come un problema. Ma forse è il contrario: tutte quelle voci ci dicono che il tema tocca qualcosa di importante, di sensibile, di attuale. È un nervo scoperto, certo, ma proprio per questo è anche un punto di attenzione condivisa. Riguarda le donne, naturalmente, ma riguarda anche gli uomini che si sentono interpellati, chiamati in causa, a volte persino destabilizzati da certe rivendicazioni. E allora prendiamo questo fermento come una possibilità: un’occasione per aprire la conversazione e portare dati che chiariscano.
La parità non è un'opinione
Perché ribadire che la parità di genere non è ancora stata raggiunta non è fare polemica? Perché se è vero che ciascuna donna sperimenta nella vita di tutti i giorni le discriminazioni di genere, forse a livello collettivo (e con “a livello collettivo” intendiamo uomini e donne insieme) manca ancora una consapevolezza piena di quanto le singole discriminazioni esperite a livello individuale, siano in realtà esperienza comune e parte di un sistema più ampio. E se proviamo ad andare oltre a una visione soggettiva e guardiamo invece ai dati oggettivi, ecco che certi luoghi comuni vengono smentiti. E ci accorgiamo che no, la mancanza di una parità di genere non è un’opinione. - Nel settore privato gli uomini guadagnano in media il 17,4% in più rispetto alle donne (Eurostat, Gender Pay Gap unadjusted form 2024 – aggiornamento 2026).
- Il 70% del lavoro di cura non retribuito è sulle spalle delle donne (OECD, Time Use Database, 2024).
- Nel 2025 ci sono stati 84 femminicidi e almeno 78 tentati femminicidi, la maggior parte commessa da partner o ex partner (Osservatorio Nazionale Femminicidi – Non Una di Meno, 2025-2026).
- A livello globale le donne in posizioni di leadership sono solo il 34% (Grant Thornton, Women in Business, 2025), e in Italia per quanto riguarda le posizioni C-suite solo il 9,6% (Deloitte, Women in the Boardroom: A Global Perspective, 2024).
- Infine, parlando di indicatori di potere politico, in Europa, la percentuale di donne nei parlamenti nazionali è del 33% contro il 67% degli uomini (EIGE, Gender Statistics Database, WMID, 2024).
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“Non vi può essere un solo passo sulla via della democrazia, che non voglia essere solo formale ma sostanziale, non vi può essere un solo passo sulla via del progresso civile e sociale che non possa e non debba essere compiuto dalla donna insieme all’uomo.” On. Teresa Mettei, seduta pomeridiana, Assemblea costituente, 18 marzo 1947 | |
Questi sono solo alcuni dei dati che dimostrano, a chi voglia indagare un po’ più a fondo il tema, che c’è ancora strada e lavoro da fare per raggiungere realmente la parità di genere. E che non è sufficiente che i diritti siano sanciti a livello legislativo (cosa che è, beninteso, imprescindibile), ma che è necessario uno sforzo collettivo per raggiungere una parità sostanziale, per – come ci ricorda la Costituzione – “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà l’uguaglianza dei cittadini (e delle cittadine), impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Che conclusione possiamo trarre da tutta questa riflessione? La seguente: che i dati ci dicono quanto lavoro collettivo serva ancora, e che l’esperimento nato per caso su una app di dating ci ricorda da dove si può cominciare. Se la parità crea rumore, non è un motivo per evitarla, ma per continuare ad aprire spazi di dialogo in cui quel rumore possa diventare consapevolezza. E noi, ogni mese, siamo qui proprio per questo, per trasformare ogni occasione, anche la più inattesa, nel passo in più che ci avvicina a una parità dei diritti vissuta e non solo sancita. | | | | I nostri consueti consigli sul tema: Il 31 marzo vi aspettiamo all’Anteo – Palazzo del Cinema di Milano per l’evento “Era solo una battuta”, un incontro aperto a tutte e tutti per fare chiarezza sul tema delle molestie sul lavoro tra definizioni giuridiche, linguaggio e responsabilità degli individui e delle organizzazioni. Tra le persone che interverranno: Ester Viola, Anna Capitanio e Pierluca Mariti. Questo il link di iscrizione per partecipare!
- Se avete voglia di un video podcast, vi consigliamo questo episodio di D Cultura dal titolo "Perché la parità di genere è una promessa mancata".
- Se invece preferite una lettura, non potete fare a meno di leggere "Dovremmo essere tutti femministi", di Chimamanda Ngozi Adichie. Un invito potente e accessibile a capire cosa significa davvero femminismo oggi, liberandolo da stereotipi e paure.
- Infine, un film. "Barbie" di Greta Gerwick, del 2023, che con ironia e sguardo critico mostra come i sistemi di potere agiscano spesso in modo invisibile. Un ottimo spunto per capire perché parlare di parità fa ancora così rumore.
| | Detto tra noi... ci risentiamo il prossimo mese 🤫 Valore D | | | | | | | | | | | | | | | |