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Ciao!

Questa è Detto tra noi, la newsletter di Valore D in cui ci diciamo le cose come stanno, ma anche come potrebbero andare. Ogni mese, un appuntamento tematico per riflettere e trovare ispirazione su temi rilevanti per le organizzazioni e le persone.


L'episodio che leggi è il numero 3. Se la newsletter ti è stata inoltrata, iscriviti qui.


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A cura del Team Comunicazione di Valore D

"SE HA SCATTATO QUELLE FOTO, ALLORA VOLEVA CHE GIRASSERO" parliamo di violenza digitale

In questo numero:

  • Una riflessione sulla violenza digitale e sul perché sia così pervasiva: partiamo da quanto poco ne sappiamo dal punto di vista legale per arrivare a parlare di consenso e del ruolo dell’educazione nel prevenirla e contrastarla

  • E come sempre i nostri consigli di ascolto, lettura e visione sul tema

Buona lettura!

   
     

Lo sapevi che se hai ricevuto e poi ri-condiviso con altre persone una foto intima potresti avere commesso un reato?


Sì, hai capito bene! Infatti l'articolo 612-ter del codice penale punisce chiunque diffonda immagini o video a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso. La legge punisce non solo il primo distributore, ma anche chiunque riceva tale materiale e contribuisca a diffonderlo.

 

Avrai a questo punto capito che il tema della newsletter di oggi è la violenza digitale… e allora partiamo da alcuni dati: a 1 italiano su 4 è capitato di vedere immagini o video intimi di qualcun altro e il 5% li ha anche condivisi. Ma il dato più interessante è che ben l’84% di chi ha condiviso immagini o video intimi di qualcun altro lo rifarebbe: 2 su 3 lo ritengono divertente o non offensivo e 1 su 4 si sente autorizzato se non conosce la persona (The Fool, Revenge Porn Research, maggio 2020).


Cosa ci dicono questi numeri? Che non c’è una consapevolezza diffusa ed omogenea sulle tipologie di violenza digitale e sul fatto che fenomeni come il revenge porn e la condivisione non consensuale di immagini intime siano un reato. E questa scarsa consapevolezza è diffusa anche tra le vittime. Curiosamente, infatti, è proprio tra le vittime di pornografia non consensuale che troviamo la quota maggiore (35%) di chi pensa che il fenomeno non costituisca un reato in Italia.


Sì dai, ma i veri problemi sono altri…


Ma perché parlare di violenza digitale è così importante? E perché proprio adesso? Perché i fatti di cronaca ci mostrano con chiarezza quanto il digitale non sia un semplice “altrove”, ma uno spazio che condiziona profondamente le nostre relazioni, il lavoro, la vita quotidiana.

Meme sul benaltrismo con una scena tratta da Toy Story

Quando parliamo di violenza digitale, parliamo di fenomeni che vanno dall'hate speech al revenge porn, dal cyberstalking alla diffamazione professionale. Ciò che rende particolarmente distruttive queste forme di violenza sono le caratteristiche che la tecnologia conferisce loro: la pervasività, che annulla ogni spazio sicuro rendendo la vittima raggiungibile ovunque; l'amplificazione, per cui un singolo contenuto può raggiungere un pubblico illimitato; e la permanenza, poiché ciò che viene pubblicato online è quasi impossibile da rimuovere. A tutto ciò si aggiungono le ripercussioni sulle vittime di questi fenomeni, che sono altrettanto reali: depressione, attacchi di panico, cambiamenti nelle abitudini sociali e sintomi di stress sono tra le conseguenze più diffuse, per arrivare fino ad atti di autolesionismo e pensieri suicidi.


Per fortuna, la consapevolezza che la violenza digitale sia un problema serio con un reale impatto sulla salute mentale delle persone – anche se spesso sottovalutato – è sempre più diffusa. Secondo i dati dell’Osservatorio D, infatti, 4 italiani su 5 vedono il fenomeno con serietà, e per ben il 78% la causa è da attribuirsi all’analfabetismo emotivo e digitale (Osservatorio D, La violenza di genere online, ottobre 2025).


“Accetta i termini e le condizioni” … sì aspetta però prima parliamo di consenso


Ogni giorno nel mondo digitale gli utenti generano moltissime informazioni, e spesso accettano termini e condizioni dei servizi online senza leggerli né capirli. Ecco che diventa allora opportuno parlare di educazione alla consapevolezza di cosa accettiamo quando navighiamo su internet, stiamo sulle piattaforme e commentiamo sui social. “Uno strumento importante, se non fondamentale, che deve essere compreso per un corretto utilizzo delle risorse digitali è il consenso. Il consenso rappresenta lo strumento giuridico fondamentale, attraverso cui l'utente acquisisce piena consapevolezza delle implicazioni e delle conseguenze derivanti dal conferimento dei propri dati personali negli ecosistemi digitali contemporanei”. (Policy di Valore D "Dal silenzio all'azione, volume II)

Meme sull'accettazione dei cookies online

Forme di violenza digitale come il revenge porn, il doxxing o la condivisione non consensuale di immagini si basano proprio sulla violazione del consenso: si prende qualcosa di intimo o privato e lo si espone senza permesso. Questo atto non è solo una violazione della privacy, ma una vera e propria forma di controllo, di esercizio del proprio potere sulle altre persone.

 

Stai a vedere che finiamo a parlare di educazione sessuale...


E a proposito di consenso – dentro e fuori dal mondo digitale – si rende necessaria una riflessione più approfondita. Come ci ricorda Lorenzo Gasparrini, nel sistema educativo occidentale "viene raccontato che nella vita si può fare tutto, essere ciò che si vuole, a patto di 'credere nei propri sogni'". Ai bambini maschi, soprattutto, viene insegnato di essere fuori da ogni condizionamento, liberi di agire e di decidere grazie al loro libero arbitrio. “E in una società performativa, piena di desideri di successo e fondamentalmente agonistica, il rifiuto diventa qualcosa di estraneo, di non elaborabile: difficile non solo da subire, ma anche da agire”.

È in quest'ottica che, quando si parla di educazione al consenso, non si fa riferimento solo alla sessualità, ma a ogni interazione, alla capacità di stare insieme ad altre persone nel rispetto della reciprocità, della libertà di scelta e di autodeterminazione altrui. La vera sfida per la nostra società sta dunque nell’agire una trasformazione culturale che rompa con la retorica della conquista, del possesso e dell’invasione dei confini altrui (TLON).

“C'è un'enorme pressione sociale  che induce a non ammettere il proprio fallimento, a non accettare un rifiuto da parte dell’altro sesso

Lorenzo Gasparrini, No. Del rifiuto, di come si subisce e di come si agisce e del suo essere un problema essenzialmente maschile, effequ, 2019.

Qual è dunque il trait d’union quando si parla di dinamiche violente dentro e fuori dagli schermi? La mancanza sistematica di un’educazione emotiva, affettiva prima ancora che sessuale, che dia gli strumenti per navigare la propria interiorità, partendo dal riconoscimento e dall’accettazione delle proprie emozioni. Un’educazione che scardini gli stereotipi di genere che invitano gli uomini a esiliare la propria emotività. Un’educazione in cui la vulnerabilità e l’espressione della propria vita interiore siano una possibilità non solo per le donne, ma anche per gli uomini.

 

Torneremo presto a parlare di violenza digitale, del ruolo svolto dagli algoritmi nell’accrescere i pregiudizi di genere e di come si arriva a fenomeni di estremizzazione come incel e manosfera. La riflessione merita infatti un approfondimento a parte. Per il momento vi lasciamo con i consueti consigli di lettura, ascolto e visione!

   

Consigli di visione, ascolto e lettura sul tema:

  • Per comprendere e contrastare la violenza digitale anche nei luoghi di lavoro, non potete fare a meno di leggere la Policy di Valore D Dal silenzio all'Azione Vol. II. Presenteremo la policy nel corso di una diretta sui canali ANSA, trovate maggiori informazioni a questo link.
  • Se avete voglia di qualcosa di più "leggero", “Scomodiamoci” fa al caso vostro: il video podcast di Valore D con Carolina de’ Castiglioni che affronta temi scomodi come catcalling, controllo nelle relazioni, violenza di genere, con una narrazione dai toni pop e due ospiti speciali per ciascuna puntata.
  • Se cercate un romanzo su potere, consenso e crescita personale, Hazel ha detto no di Jessica Berger Gross (Heloola Books, 2025) fa per voi. Hazel, diciottenne, si trasferisce nel Maine e affronta un ricatto sessuale da parte del preside, trovando il coraggio di dire “no”. Con ritmo serrato e punti di vista alternati, il libro esplora con forza i temi post-MeToo e il potere del rifiuto.
  • Infine, una serie tv, Privacy (Netflix, 2022) che racconta la caduta di una politica e di un’operaia dopo la diffusione di video intimi, riflettendo sul confine tra pubblico e privato nell’era digitale.

Detto tra noi... ci risentiamo il prossimo mese 🤫

Valore D

     

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