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Ciao!

Questa è Detto tra noi, la newsletter di Valore D in cui ci diciamo le cose come stanno, ma anche come potrebbero andare. Ogni mese, un appuntamento tematico per riflettere e trovare ispirazione su temi rilevanti per le organizzazioni e le persone.


L'episodio che leggi è il numero 6. Se la newsletter ti è stata inoltrata, iscriviti qui.


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SE L'AMORE È CIECO... METTIAMOGLI GLI OCCHIALI

In questo numero:

  • un programma televisivo di successo ci dà lo spunto per parlare di amore, di relazioni sentimentali e di educazione sessuo-affettiva

  • e come sempre i nostri consigli per approfondire il tema

Buona lettura!

   
     

L'amore è cieco?


San Valentino è appena trascorso e per stare in tema, in questo episodio di Detto tra noi, vogliamo parlare di relazioni sentimentali e amore. Da dove partiamo? Partiamo da qui “L’amore è cieco”, e no, non parliamo del modo di dire, ma di “Love is blind – L’amore è cieco”, un reality show che è stato definito un esperimento sociale, volto a rispondere alla domanda: l'amore è davvero cieco?


Il format è questo: un gruppo di persone single alla ricerca dell’anima gemella partecipa a degli appuntamenti al buio in cui è possibile parlare e conoscere l’altra persona senza mai vedersi, mettendo alla prova l'idea che l'attrazione emotiva possa superare quella fisica. Solo dopo aver preso la decisione di fidanzarsi ufficialmente, le coppie che si sono formate possono incontrarsi di persona per formalizzare la proposta di matrimonio a scatola chiusa. Da qui inizia l’ultima parte del programma, la cosiddetta “prova del mondo reale”, in cui la coppia sperimenta un periodo di convivenza, conosce le reciproche famiglie e si prepara al matrimonio vero e proprio.


In Italia il reality, condotto da Fabio Caressa e Benedetta Parodi, ha avuto molto successo, diventando un fenomeno social. Una delle relazioni nate nel programma, in particolare, ha acceso un grande dibattito online: le dinamiche tossiche emerse tra i due hanno scatenato numerosi commenti, con parole come “narcisismo”, “toxic” e “red flag”, al punto che il “lui” della coppia è stato ribattezzato su TikTok “malessere”. E proprio come è successo sui social, se avete guardato il programma è probabile che vi siate ritrovate e ritrovati a parlare con lo schermo per mettere in guardia i concorrenti e le concorrenti su determinati comportamenti, per dir loro di non fidarsi, che certe cose non sono accettabili in una relazione d’amore.

Immagine che raccoglie alcuni dei commenti sul programma condivisi sui social

Immagine che raccoglie alcuni dei commenti sul programma condivisi sui social

Ma perché partiamo da qui? Perché questo fenomeno, l’attenzione mediatica che gli è stata dedicata e la concentrazione di conversazioni online ci fanno capire quanto ci sia bisogno di parlare di relazioni e di amore, e nello specifico di cosa sia amore e cosa no. E allora forse, più che l’amore ad essere cieco, siamo noi ad essere miopi, siamo noi che dobbiamo provare a mettere più a fuoco gli stereotipi culturali e sociali che abbiamo assorbito, gli automatismi che mettiamo in atto nelle relazioni sentimentali, i cliché associati all’ideale di amore romantico che diamo per assodati.


Quello che chiamiamo amore


Come sempre, proviamo a partire da alcuni dati. Dall’indagine dell’Osservatorio D sulla percezione degli italiani sul tema della violenza domestica emerge che il fenomeno della violenza di genere all’interno delle relazioni di coppia e delle famiglie è ampiamente sottovalutato e trascurato, e spesso molti comportamenti violenti risultano invisibili o difficili da riconoscere anche da chi li subisce. Un esempio? Tra le condotte meno associate dalle persone intervistate alla violenza domestica ci sono atteggiamenti come: il controllo delle spese, l’insistenza per un cambiamento di aspetto nell’altra persona e la minaccia di farsi del male se non assecondati o assecondate. Addirittura, una persona su tre non riconosce la costrizione a un rapporto sessuale all’interno della coppia come una forma di violenza domestica. Già questo basterebbe a farci capire che la riflessione collettiva su questi temi dovrebbe continuare ad essere nutrita, e lo sguardo spostato dal singolo comportamento ai retaggi culturali sottesi.

Non vengono messe in luce le radici culturali che generano la violenza di genere, in tutte le sue forme. (...) Così il femminicidio diventa un episodio isolato, anziché espressione di un sistema di valori socialmente accettati. Le responsabilità vengono attribuite a singoli malfunzionamenti individuali.

Alessia Crocini, Celeste Costantino, Giulia Minoli, Lella Palladino, Monica Pasquino, Senza legge. Perché l’educazione sessuo-affettiva a scuola è una questione politica, Tlon, 2025.

Molto interessanti sul tema sono anche i dati che riguardano come vengono vissute le relazioni in adolescenza. Su questo esiste un sondaggio realizzato da Save The Children e Ipsos (Report “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza”, febbraio 2024) da cui emerge ad esempio che per il 30% degli adolescenti e delle adolescenti la gelosia è ancora percepita come una dimostrazione di affetto, e per il 21% condividere la password dei propri social rappresenta una vera e propria prova d’amore. Inoltre, il 17% dei ragazzi e delle ragazze tra i 14 e i 18 anni ritiene “normale” che, in una relazione intima, “possa scappare uno schiaffo ogni tanto”, segnale di quanto certe dinamiche violente siano ancora sottovalutate o addirittura giustificate.

 

Proseguendo nel report, più della metà degli e delle adolescenti coinvolti in una relazione di coppia ha sperimentato forme di controllo, come telefonate incessanti per sapere dove si trovassero, il divieto di accettare nuovi contatti sui social, la richiesta di non frequentare più alcune persone e la pretesa di controllare i loro profili social. Quanto al tema del consenso ad un rapporto sessuale, il 90% ritiene necessario chiederlo sempre anche all’interno di una relazione di coppia stabile, ma per molti questa convinzione teorica non si traduce facilmente in un comportamento, visto che poi il 36% ritiene di poter dare sempre per scontato il consenso della persona con cui si ha una relazione e il 48% ritiene che in una relazione intima sia difficile dire di no ad un rapporto sessuale se richiesto dal partner o dalla partner.

Immagine che raccoglie alcuni dei commenti sul programma condivisi sui social

Immagine di Maeve e Otis, protagonisti della serie tv Netflix "Sex Education"

Tutto chiaro, ma quindi cosa facciamo?


Che considerazioni possiamo trarre da tutto ciò? Per prima cosa che, nonostante la vita sociale e affettiva si sia trasferita sempre più online e siano cambiate le modalità di intrecciare i legami, i modelli di relazione continuano a restare legati alla riproposizione di stereotipi di genere e a dinamiche di controllo e di potere convenzionali, in cui gelosia e possesso sono considerati elementi normali, accettabili e a volte addirittura segni di amore in una relazione di coppia.

 

Ci spiace tornare sempre sullo stesso punto (in realtà non ci spiace così tanto…), ma per rispondere alla domanda che apre questo paragrafo, una delle azioni su cui più dovremmo fare fronte comune è dedicarci collettivamente alla decostruzione degli stereotipi e a offrire strumenti per coltivare relazioni sane e consapevoli, libere da violenza e manipolazione. Lavorare sul tema del controllo e del possesso – denominatori comuni di tutte le forme di violenza, da quella psicologica a quella sessuale, dallo stalking al femminicidio – già a partire dalla costruzione identitaria di bambini e bambine, perché se il senso del limite non ci è stato insegnato, non l'abbiamo respirato, non l'abbiamo visto praticare, difficilmente saremo in grado di praticarlo a nostra volta (su questo tema del senso del limite legato al consenso abbiamo già parlato in questo episodio passato di Detto tra noi).

Immaginate quanto sarebbe più semplice imparare ad amare se partissimo da una definizione condivisa

bell hooks, Tutto sull'amore. Nuove visioni, Il Saggiatore

E quindi sì, come spesso accade in queste newsletter, chiudiamo tornando al tema dell’educazione. E per educazione sessuo-affettiva intendiamo la possibilità di imparare sin dall’infanzia a parlare di piacere (che non vuol dire parlare di piacere erotico, ma di cosa ci fa stare bene e cosa ci fa stare male). La possibilità di affrontare il tema del consenso come tema importante di per sé, anche al di fuori delle relazioni sentimentali, ad esempio ragionando insieme sul fatto che costringere un compagno o una compagna di classe a giocare con noi non sia divertente. La possibilità di insegnare i confini, l’intimità, il rispetto del corpo dell'altro e del proprio corpo. La possibilità, infine, di imparare a navigare la propria vita interiore, di riconoscere le emozioni ed esprimerle, di mostrare le proprie vulnerabilità, indipendentemente dal fatto di essere maschi o femmine.

   

I nostri consueti consigli sul tema:

  • Per approfondire il tema dell’educazione sessuo-affettiva, vi consigliamo questo episodio del podcast D Cultura, in cui dialoghiamo con Celeste Costantino, vicepresidente nazionale della Fondazione Una Nessuna Centomila, a partire dal libro “Senza legge. Perché l’educazione sessuo-affettiva a scuola è una questione politica”
  • Se vi piacciono le conversazioni scomode e l’ironia, potete vedere e ascoltare questa puntata del video-podcast Scomodiamoci in cui Carolina de’ Castiglioni insieme a Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto e imprenditore, e Chiara Gregori, ginecologa e sessuologa, parlano di corpo, piacere, desiderio e degli stereotipi legati a questi concetti
  • Più che un consiglio, una segnalazione: sapevate che Valore D va nelle scuole superiori per ascoltare, dialogare e rispondere alle domande dei ragazzi e delle ragazze su questi temi? Vi raccontiamo i dettagli in questa news dove trovate anche i contatti per approfondire
  • E sempre a proposito di attività nelle scuole e di decostruzione dei pregiudizi, con il progetto InspirinGirls portiamo nelle scuole elementari e medie delle role model per ispirare ragazzi e ragazzi e incoraggiarli a seguire le proprie aspirazioni senza farsi influenzare da stereotipi di genere. È sempre possibile partecipare al progetto sia come scuola sia come role model, trovate tutte le informazioni qui

Detto tra noi... ci risentiamo il prossimo mese 🤫

Valore D

     

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